Modello K

Dal business ai dati, dai dati al business

Si parte sempre dalla domanda della direzione, non dalla tecnologia disponibile. Il Modello K è il modo in cui teniamo quella domanda ancorata a un numero preciso: un livello e un oggetto di analisi, dichiarati prima di calcolare qualsiasi cosa.

Il Modello K: che cosa si calcola, e su che cosa

Due assi. Il livello dice fin dove si arriva, dal ricavo netto fino alla cassa; l’oggetto dice su che cosa si calcola: prodotto, cliente o commessa. Ogni numero che consegniamo dichiara entrambi: è il modo più rapido per evitare la discussione in cui due persone difendono margini diversi senza accorgersi di guardare due livelli o due oggetti diversi.

1Ricavo nettoil prezzo davvero realizzato

listino meno sconti in fattura e resi, articolo per articolo

2Margine di contribuzione Imeno il costo variabile industriale

materiale a distinta, manodopera diretta, lavorazioni esterne

3Margine di contribuzione IImeno i costi variabili commerciali e logistici

trasporto e accantonamento garanzia

4EBITmeno struttura e ammortamenti

Struttura, ammortamenti e componenti non ricorrenti entrano qui, attribuiti per convenzione. È il livello su cui si riconcilia con il bilancio, non quello su cui si decide se tenere un cliente o un prodotto.

5Variazione del circolantequanto capitale immobilizza

scorte e giorni di copertura

6Flusso di cassa operativoil livello che non richiede interpretazioni

EBITDA meno la variazione del circolante. Gli investimenti restano fuori perimetro: sono decisioni sul capitale, non sulla marginalità. I debiti di fornitura si agganciano alla categoria d’acquisto e non ai tre oggetti.

1Ricavo nettoil prezzo davvero realizzato

meno premi di fine anno e contributi commerciali, che maturano fuori fattura

2Margine di contribuzione Imeno il costo variabile industriale

costo variabile del venduto, sul mix che quel cliente acquista

3Margine di contribuzione IImeno i costi variabili commerciali e logistici

provvigioni, costi di servizio, assistenza concessa fuori garanzia

4EBITmeno struttura e ammortamenti

Struttura, ammortamenti e componenti non ricorrenti entrano qui, attribuiti per convenzione. È il livello su cui si riconcilia con il bilancio, non quello su cui si decide se tenere un cliente o un prodotto.

5Variazione del circolantequanto capitale immobilizza

crediti, giorni di incasso, scaduto

6Flusso di cassa operativoil livello che non richiede interpretazioni

EBITDA meno la variazione del circolante. Gli investimenti restano fuori perimetro: sono decisioni sul capitale, non sulla marginalità. I debiti di fornitura si agganciano alla categoria d’acquisto e non ai tre oggetti.

1Ricavo nettoil prezzo davvero realizzato

corrispettivo maturato, comprese le varianti riconosciute

2Margine di contribuzione Imeno il costo variabile industriale

costi diretti registrati sulla commessa

3Margine di contribuzione IImeno i costi variabili commerciali e logistici

trasferte, subappalti, installazione e avviamento

4EBITmeno struttura e ammortamenti

Struttura, ammortamenti e componenti non ricorrenti entrano qui, attribuiti per convenzione. È il livello su cui si riconcilia con il bilancio, non quello su cui si decide se tenere un cliente o un prodotto.

5Variazione del circolantequanto capitale immobilizza

lavori in corso, anticipi ricevuti

6Flusso di cassa operativoil livello che non richiede interpretazioni

EBITDA meno la variazione del circolante. Gli investimenti restano fuori perimetro: sono decisioni sul capitale, non sulla marginalità. I debiti di fornitura si agganciano alla categoria d’acquisto e non ai tre oggetti.

Gli stessi livelli si calcolano su canale, agente, linea, impianto e sull’azienda. Sull’oggetto cliente vale però una regola: il cliente diretto e il distributore hanno un prezzo netto — listini e sconti — non confrontabile. Quindi i clienti si confrontano all’interno di ciascun canale.

K

Margine K: il margine al netto degli oneri finanziari

Ogni cliente e ogni prodotto immobilizza capitale, e quel capitale ha un costo. Il Margine K lo riporta sull’oggetto che lo genera.

Il problema

Oggi quel costo sta negli oneri finanziari, in una riga che non è attribuita a nessuno. Chi paga a centottanta giorni e chi paga a trenta risultano avere lo stesso margine.

La base, oggetto per oggetto
  • Clienteil credito
  • Prodottola scorta
  • Commessail circolante, lavori in corso compresi
Perché porta un nome nostro

È il numero in cui margine e cassa si ricongiungono, ed esprime la marginalità reale di un cliente o di un prodotto. È l’unico del modello che non si trova già in un conto economico.

La regola per la trattativa
+30 giornidi dilazione≈½ puntodi sconto

Concedere trenta giorni di dilazione in più costa all’azienda circa quanto mezzo punto di sconto, a un tasso del sei per cento. Dilazione e sconto incidono sullo stesso numero: sono due leve convertibili, non indipendenti.

Non è un gradino in più, ma una rettifica del margine di contribuzione: il margine di contribuzione II sul cliente, il margine di contribuzione I sul prodotto. Il tasso è il costo effettivo del debito aziendale, dichiarato una volta sola per tutti gli oggetti.

Come si arriva a una decisione

Quello che questa pagina descrive per parti, in un progetto si presenta come una sola sequenza: si guarda un cliente, si scopre una cosa che non torna, si risale a quanto costa, si finisce su che cosa si può fare. Qui sotto proponiamo un esempio basato su una delle situazioni raccontate nelle Industries — il cliente su cui il comitato crediti e il comitato commerciale, nella stessa settimana, arrivano a conclusioni opposte.

1 · Chi è questo cliente Cliente Beta ricavo netto 6,0 milioni margine 1,08 mln · 18,0% diretto con driver … ma incassa a 175 giorni che il conto economico non mostra e questi giorni, quanto costano? 2 · Il conto dell’attesa fatturato 6,0 milioni giorni 175 esposizione media 2,88 milioni tasso 6% costo dell’attesa 173 mila margine rettificato · 907 mila · 15,1% due punti e nove in meno, sullo stesso cliente su che cosa si può agire? 3 · Le due leve I giorni di pagamentochi la controllail creditoquanto vale30 giorni = 29,6 milain quanto tempocirca sei mesiche cosa la bloccanon è sul tavolo Lo sconto praticatochi la controllail commercialequanto valemezzo punto = 30 milain quanto tempocirca un meseche cosa la bloccaè già stata usata stesso valore, due orizzonti diversi

Esempio illustrativo costruito sulla situazione «Due riunioni, lo stesso cliente, due conclusioni opposte». Cifre inventate. Il tasso applicato è il costo effettivo del debito dell’azienda, qui ipotizzato al sei per cento.

1

Chi è questo cliente

Sei milioni di ricavo netto, già depurati dai premi di fine anno e dai contributi commerciali, che maturano fuori fattura e che quasi nessun sistema riporta sul cliente che li ha generati. Il margine è quasi tutto attribuito per identità: ricavo, sconti, premi e provvigioni sono suoi e di nessun altro, solo il trasporto richiede un driver. È un numero su cui si può prendere una decisione. Poi si va a vedere quando il cliente paga.

2

Il conto dell’attesa

Quell’esposizione va finanziata, e finanziarla costa centosettantatremila euro l’anno. Oggi la cifra sta negli oneri finanziari, sotto il risultato operativo, dove non è attribuita a nessuno: è il motivo per cui in comitato commerciale questo cliente risulta fra i migliori. Riportata su chi la genera, il suo margine scende di due punti e nove.

3

Le due leve

Valgono quasi la stessa cifra, ma nei fatti non si equivalgono. Lo sconto agisce dal prossimo ordine ed è la leva che si tira sempre per prima, quindi su questo cliente è già stata tirata. I giorni non li ha mai negoziati nessuno, ma si smontano lungo una rotazione del credito. La leva ancora disponibile è quella lenta, e per questo va vista con mesi di anticipo invece che al tavolo della trattativa.

Un modello che quadra senza residui.
Che dichiara quanto è solido ogni numero.
Che arriva a dire chi deve fare cosa.
Sono i tre requisiti su cui vi chiediamo di valutarci.

Che cosa rende il modello affidabile

Un modello di margine si giudica su tre cose. Sono le domande che il controllo di gestione fa per primo, e a cui quasi nessuno risponde in modo esplicito.

01

Quadratura: nessun residuo

Ogni euro di variazione del margine è attribuito a un effetto. Non esistono voci residuali né differenze da quadratura: se l’analisi non quadra, non è stata applicata correttamente.

Nelle analisi che si vedono di solito c’è sempre una voce «altro». È lì che si nasconde ciò che nessuno ha spiegato.
02

Dichiara quanto è solido ogni numero

Non tutti i numeri hanno lo stesso valore, e il grado di solidità accompagna sempre il dato: chi legge sa in anticipo che cosa è determinante per una decisione, e che cosa serve solo a inquadrare.

DIRETTO
quel ricavo è di quel cliente/prodotto
CON DRIVER
ripartito con una regola causale
ALLOCATO
convenzione dichiarata
Evita l’errore più costoso: perdere un cliente perché sembra in perdita dopo che gli è stata caricata una quota di costi che, se esce, restano.
03

Dalla causa all’azione

L’analisi non si ferma alla spiegazione: individua le leve, e per ogni leva indica chi la controlla in azienda, quanto vale in euro una sua variazione, in quanto tempo l’effetto si manifesta, che cosa oggi la blocca.

Leva
Sconto medio praticato
Chi la controlla
Direzione commerciale
Quanto vale
1 punto = 200 mila euro
In quanto tempo
Entro il trimestre
Che cosa la blocca
Interagisce con il volume
Un cruscotto dice che il margine è calato di due punti. Noi diciamo quali tre leve lo recuperano, quanto valgono, chi le controlla e in quanto tempo.