IL NOSTRO MESTIERE È LA MARGINALITÀ

dal modello al margine

Progettiamo e implementiamo il modello con cui si pianifica e si controlla la marginalità — budget, costi standard, varianze, riprevisione — e lo mettiamo in funzione: dati, report, chiusura mensile. Margine e cassa nello stesso modello.

Non abbiamo un software da vendere. Lavoriamo sugli strumenti che avete già e, quando manca qualcosa, vi aiutiamo a sceglierlo sul mercato.

Parliamone

51,3
MdC 2025
+4,2
Prezzo
−1,8
Volume
−5,6
Mix
−3,4
Costi
44,7
MdC 2026

Il bridge del margine: da dove parte, cosa lo muove, dove arriva. È la prima analisi che consegniamo. Esempio illustrativo, milioni di euro.

Quattro numeri, quattro funzioni diverse

La maggior parte delle aziende misura il primo e il terzo. Le decisioni si prendono sul secondo, e la verifica arriva sul quarto.

Il fatturato illude

Misura la dimensione, non la performance. Nessuna decisione di prezzo, gamma o portafoglio va presa a questo livello.

Il margine orienta

È il livello decisionale: contiene solo ciò che cambia davvero se cambia quel cliente o quel prodotto.

L’utile rassicura

Serve a capire se il complesso sta in piedi, non a decidere il destino di un singolo cliente o prodotto.

La cassa decide

È l’unico stadio che non ammette interpretazione. E può muoversi nella direzione opposta al margine.

Dodici momenti in cui questi quattro numeri dicono cose diverse: le situazioni, settore per settore

Fra il consulente e il sistema informativo si perde il modello

Chi affronta un progetto di controllo della marginalità di solito ha già provato due strade, separatamente.

Il consulente di direzione

Disegna un modello corretto. Resta un file Excel che nessuno riesce ad alimentare ogni mese.

Il system integrator

Costruisce una base dati solida. Risponde a domande che il controllo di gestione non aveva fatto.

Il controller, in mezzo

Fa da traduttore tra i due. Il progetto costa il doppio e il margine per prodotto non lo guarda ancora nessuno.

Nelle aziende tra 50 e 200 milioni non esiste la struttura interna che tiene insieme i due mondi. Va comprata fuori — o il progetto non arriva a destinazione.

Noi facciamo le due cose con le stesse due persone. Chi discute il modello con il controllo di gestione è chi scrive le trasformazioni sui dati e impagina il report: non c’è un documento di specifica da consegnare a qualcun altro, quindi non c’è niente che si perda nel passaggio.

Chi disegna il modello è chi risponde quando, a marzo, il numero non torna.

Come lavoriamo

Come si parte, e come si prosegue

Tre modi di lavorare insieme, ciascuno con un impegno diverso. Si può fermarsi dopo il primo.

Check-up · prezzo fisso

Diagnosi del modello attuale e piano per arrivare a quello obiettivo. Nessun impegno sul progetto: se non ha senso lavorare insieme, ve lo diciamo.

Progetto · a fasi

Modello, base dati e primi report in produzione. Rilasci brevi e verificabili, nessun vincolo di prosecuzione tra una fase e l’altra.

Presidio · canone annuale

Evolutive, nuove analisi, presidio della qualità del dato e supporto alle chiusure.

Dentro il progetto, quattro fasi sempre le stesse, qualunque sia il settore e qualunque siano i sistemi.

Prima fase

La domanda

Quali decisioni oggi prendete senza numeri. Da qui nasce il modello, non dal dato disponibile.

Seconda fase

Il modello

Livelli di costo, criteri di attribuzione, oggetti di analisi. Scritto e condiviso prima di toccare i sistemi.

Terza fase

I dati

ERP, MES, distinte, anagrafiche. Estrazione, integrazione, trasformazione, fatte dalle stesse persone che hanno disegnato il modello.

Quarta fase

Il presidio

Report automatico e riconciliato, formazione, manutenzione. Il modello deve reggere anche quando cambiano i dati, i prodotti e l’organizzazione.

In tutte e quattro le fasi due cose non cambiano.

Sui vostri sistemi, senza un prodotto da collocare

Non sviluppiamo e non vendiamo licenze. Partiamo da ERP, MES, gestionali verticali e strumenti di reporting che avete già: prima si sfrutta l’esistente, poi si valuta se manca qualcosa. Se serve scegliere, scriviamo i requisiti insieme al controllo di gestione e la decisione resta vostra. Quello che costruiamo resta vostro e manutenibile anche senza di noi.

Non abbiamo accordi di rivendita con nessun fornitore: quello che vi consigliamo non ci porta margine.

L’intelligenza artificiale arriva dopo il modello

Se il margine per cliente è calcolato con criteri incoerenti, l’AI risponde più in fretta e sbaglia lo stesso. Per questo il lavoro sul modello conta oggi più di prima. La usiamo dove riduce le giornate senza toccare la qualità: ricostruzione della logica di gestionali poco documentati, scrittura delle trasformazioni, rilevazione di anomalie prima della chiusura.

Nessun modello proprietario e nessun dato che esce dal vostro perimetro senza una vostra decisione esplicita.

Chiedere un check-up

Che cosa mettiamo sotto controllo

Un oggetto stretto — la marginalità — e tutto il ciclo che serve per misurarla davvero. Tre domande, in quest’ordine: perché serve, dove guardiamo, con quale ciclo. Non facciamo implementazione ERP, dashboard commerciali fini a sé stesse, sviluppo applicativo custom.

Perché serve: il margine e gli adeguati assetti

Dal 2019 l’articolo 2086 del codice civile chiede all’organo amministrativo di dotarsi di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati alla natura e alla dimensione dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi. Nella pratica significa poter rispondere, con dati e non a sensazione, a due domande: come sta andando la marginalità, e la cassa dei prossimi mesi regge.

Che cosa produce il modello

Margine per prodotto e per cliente aggiornato con continuità, scostamenti rispetto al budget con le cause separate, ciclo del circolante e giorni di incasso, riprevisione dei mesi successivi. Sono misure utili al monitoraggio, e sono le stesse che servono a decidere.

Che cosa non produce

Non è una relazione di conformità e non sostituisce il lavoro di chi la conformità la certifica. Il modello dà all’organo amministrativo i numeri su cui esercitare la funzione che la norma gli attribuisce: l’attestazione resta un’altra cosa, e riguarda altri.

Chi si occupa di adeguati assetti lo fa quasi sempre dal lato dell’adempimento. Noi lo guardiamo dal lato dell’esecuzione: la norma chiede numeri che l’azienda in gran parte non ha, ed è quello il lavoro. Quali numeri, è il resto di questa pagina.

Dove guardiamo: il percorso del margine

Non un catalogo di servizi, ma le tre stazioni che il margine attraversa: si forma in produzione, si consuma nel rapporto con il cliente, si trasforma — o non si trasforma — in cassa. Ogni ambito si legge su un livello e un oggetto della scala K, definita nel Metodo K.

Ricavo costo industriale sconti, resi, costo di servire capitale immobilizzato Cassa Dove il costo si forma Dove il margine si consuma Dove il margine diventa cassa prodotto · produttività industriale cliente e canale · commessa crediti e incassi · scorte e copertura

Il ricavo entra intero a sinistra. Ogni stazione ne trattiene una parte, e quello che resta a destra è la cassa. Le proporzioni del disegno sono illustrative: quali siano davvero, in una singola azienda, è la prima cosa che il modello misura.

Primo · dove il costo si forma

Margine di prodotto

Costo industriale da distinta, cost roll-up, varianze di acquisto e di produzione. Il margine per articolo, linea e famiglia.

Produttività industriale

Ore, saturazione degli impianti, scarti e rilavorazioni, rese di materia prima. Dove il costo unitario si forma prima ancora della contabilità.

Secondo · dove il margine si consuma

Margine di cliente e canale

Il percorso da lordo a netto: sconti, premi, contributi, rese, provvigioni e costo di servizio logistico.

Margine di commessa

Avanzamento, costi a finire, scostamento sul preventivo, lavori in corso.

Terzo · dove il margine diventa cassa

Crediti e incassi

Giorni di incasso per cliente e canale, scaduto, condizioni concesse. Quanto costa finanziare chi paga tardi, attribuito a chi lo genera.

Scorte e copertura

Copertura per stadio, materie prime, semilavorati e prodotto finito. Il capitale fermo a magazzino e la parte che finirà svenduta.

Sullo stesso modello entrano poi, quando servono: redditività della rete commerciale al netto delle provvigioni; valutazione dei fornitori a costo totale e non a solo prezzo; la seconda catena di margine di service, ricambi e base installata, tenuta separata invece che mediata; reporting di gruppo, intercompany e riconciliazione con il consolidato.

Con quale ciclo: il margine si pianifica prima di essere misurato

Le tre stazioni dicono dove guardare. Resta l’asse che non è un oggetto ma un tempo: budget, costi standard che lo alimentano, analisi delle varianze durante l’anno e riprevisione che aggiorna le attese quando i numeri veri cominciano ad arrivare.

Costi standardBudget di margineConsuntivoVarianze e bridgeRiprevisione il giro si chiude e riparte pianificazione controllo
Pianificazione

Costi standard

Distinte, cicli, tariffe. Uno standard sta in piedi solo se le anagrafiche sono tenute bene.

Pianificazione

Budget di margine

Il margine atteso per prodotto, cliente, commessa. Stessa struttura del consuntivo, così i due sono confrontabili riga per riga.

Controllo

Consuntivo

Il margine realizzato, con gli stessi criteri di attribuzione usati a budget. Se cambiano, il confronto non significa nulla.

Controllo

Varianze e bridge

Lo scostamento scomposto in volume, mix, prezzo e costo. Non quanto avete sbagliato: dove il margine si è spostato.

Pianificazione

Riprevisione

Il margine atteso rifatto in corso d’anno con i numeri veri. È la parte che quasi nessuno riesce a fare, perché il modello non è costruito per essere rieseguito.

Il giro si compie una volta al mese o una volta a trimestre, secondo il ritmo di chiusura dell’azienda.

Il bridge prezzo-volume-mix-costo è l’analisi con cui apriamo quasi tutti i progetti.

La spiegazione di perché il margine è cambiato, separata per effetto: ogni euro di variazione attribuito a una causa, senza voci residuali e senza differenze da quadratura.

Il metodo K

Prima di confrontare due periodi si riportano entrambi alle stesse convenzioni. Tra un anno e l’altro cambiano piano dei conti, perimetro e criteri di attribuzione: senza quel passaggio, si scambiano per performance variazioni che performance non sono.

Quando l’azienda non produce beni

Le tre stazioni descrivono un’azienda che trasforma materia. Nelle società di servizi il costo principale non è la materia prima, è il tempo delle persone: cambiano i driver, non il metodo.

Commessa e progetto

Margine per commessa, avanzamento, costo a finire, lavori in corso e ricavi maturati non fatturati.

Saturazione e tariffa

Utilizzo delle risorse, ore non fatturabili, scarto tra tariffa di listino e tariffa media realizzata.

Mix prodotto e servizi

Quanto margine fa la licenza, quanto il progetto — e quanto uno dei due sta sussidiando l’altro.

Ricorrente e one-shot

Canoni, manutenzioni e rinnovi: la quota di margine che si ripete e quella da riconquistare ogni anno.

Oggi seguiamo il controllo di gestione di una società di consulenza: questi modelli non li costruiamo soltanto, li usiamo ogni mese in chiusura.

Dal business ai dati, dai dati al business

Si parte sempre dalla domanda della direzione, non dalla tecnologia disponibile. La scala K è il modo in cui teniamo quella domanda ancorata a un numero preciso: un livello di costo e un oggetto di analisi, dichiarati prima di calcolare qualsiasi cosa.

Il metodo K: quali costi entrano, e su che cosa

Due assi. Il livello — da K1 a K4 — dice quali costi entrano nel calcolo, l’oggetto dice su che cosa lo calcoliamo. Ogni numero che consegniamo è una cella di questa matrice, e porta la sua sigla: è il modo più rapido per evitare la discussione in cui due persone difendono margini diversi guardando due celle diverse.

LivelloSul prodotto Sul clienteSulla commessa
K1 · Margine di contribuzionecosti variabili diretti prezzo netto meno costo variabile unitario da distinta fatturato netto meno costo variabile del venduto ricavo di commessa meno costi diretti registrati
K2 · Secondo livellopiù i fissi attribuibili linea, stampi, attrezzature dedicate costo di servizio, logistica, provvigioni team dedicato, subappalti, trasferte
K3 · Margine industrialecosto pieno industriale assorbimento di reparto sulle ore assorbimento del mix acquistato dal cliente ore di struttura tecnica sul progetto
K4 · Risultato operativocosto pieno aziendale La ripartizione della struttura sui singoli oggetti è una convenzione: va dichiarata, e non va usata per decidere se tenere o lasciare un cliente o un prodotto.

Gli stessi livelli si calcolano anche su canale o agente, linea o impianto, e sull’azienda: K2·Cli e K2·Com sono lo stesso livello su due oggetti diversi. La distanza fra K2 e K3 sullo stesso oggetto è quasi sempre la conversazione più utile: è lì che si consuma il margine fra il primo risultato e quello vero.

K

Il margine al netto degli oneri finanziari

Ogni cliente e ogni prodotto immobilizza capitale, e quel capitale ha un costo. Oggi quel costo sta negli oneri finanziari, sotto il risultato operativo, in un’unica riga che non è attribuita a nessuno: chi paga a centottanta giorni e chi paga a trenta risultano avere lo stesso margine, anche se all’azienda costano in modo molto diverso.

K✳ riporta l’onere finanziario sull’oggetto che lo genera. Su un cliente la base è il credito, che vale quanto è stato fatturato. Su un prodotto è la scorta, che vale quanto è costato produrla. Su una commessa è il circolante di commessa, lavori in corso compresi.

È l’indicatore in cui il margine e la cassa si ricongiungono in un numero solo, ed è quello che riordina la classifica dei clienti.

Si applica a qualunque livello — K1✳, K2✳, K3✳ — e non è un quinto gradino della scala: è una rettifica, e cambia base secondo l’oggetto. Il tasso applicato va dichiarato una volta sola e usato per tutti gli oggetti.

Da decidere
  • se la notazione K compare anche nel deck credenziali e nei deliverable di progetto, o solo qui: se resta solo sul sito è un vezzo, se è ovunque è un metodo
  • il tasso da usare in K✳: costo effettivo del debito, costo del capitale, o un tasso convenzionale concordato con il cliente
  • allineare le definizioni di questa scala con quelle usate nei documenti di metodo

Che cosa rende il modello affidabile

Un modello di margine si giudica su tre cose. Sono le domande che il controllo di gestione fa per primo, e a cui quasi nessuno risponde in modo esplicito.

01

Chiusura algebrica: nessun residuo

Ogni euro di variazione del margine è attribuito a un effetto. Non esistono voci residuali né differenze da quadratura: se l’analisi non chiude, non è stata applicata correttamente.

Nelle analisi che si vedono di solito c’è sempre una voce «altro». È lì che si nasconde ciò che nessuno ha spiegato.
02

Ogni numero dichiara quanto è solido

Non tutti i numeri hanno lo stesso valore, e il grado accompagna sempre il dato: chi legge sa in anticipo che cosa regge una decisione e che cosa serve solo a inquadrare.

DIRETTO
quel ricavo è di quel cliente
CON DRIVER
ripartito con una regola causale
ALLOCATO
convenzione dichiarata
Evita l’errore più costoso: perdere un cliente perché sembra in perdita dopo che gli è stata caricata una quota di costi che, se esce, restano.
03

Dalla causa all’azione

L’analisi non si ferma alla spiegazione. Per ogni leva individuata: chi la controlla in azienda, quanto vale in euro una sua variazione, in quanto tempo l’effetto si manifesta, che cosa oggi la blocca.

Leva
Sconto medio praticato
Chi la controlla
Direzione commerciale
Quanto vale
1 punto = 200 mila euro
In quanto tempo
Entro il trimestre
Che cosa la blocca
Interagisce con il volume
Un cruscotto dice che il margine è calato di due punti. Noi diciamo quali tre leve lo recuperano, quanto valgono, chi le controlla e in quanto tempo.
Un modello che chiude senza residui, che dichiara quanto è solido ogni numero e che arriva a dire chi deve fare cosa. Sono i tre requisiti su cui vi chiediamo di valutarci.

Settori diversi, diverse situazioni

Non casi di studio: situazioni. Momenti in cui il modello di controllo non regge, raccontati dal punto di vista di chi ci sta dentro. Se ne riconoscete una, il problema non è vostro, è del settore.

Scene di finzione costruite su vent’anni di lavoro nei rispettivi settori. Nomi, cifre e dettagli sono inventati.

Meccanica · riunione di budget, seconda settimana di ottobre

«La famiglia 200 è scesa di tre punti»

Sul proiettore c’è il margine per famiglia. Il direttore commerciale chiede perché la 200 abbia perso tre punti, visto che i listini non li ha toccati e i volumi li ha fatti.

Il controller sa che ha ragione. Sa anche che dentro la famiglia 200 ci sono quattordici codici, che quest’anno ne hanno venduti di più di quelli con la fusione grande, e che quelli costano diversamente. Ma il numero che spiega questo non c’è: c’è la media.

Qualcuno dice che bisognerebbe guardare per codice. Qualcun altro fa notare che per codice il budget non si riesce a fare. La riunione va avanti su altro.

La famiglia 200 è meno redditizia, o stiamo vendendo cose diverse da quelle che avevamo previsto?

Meccanica · due stabilimenti, due gestionali

Lo stesso codice, due costi

Il gruppo produce lo stesso articolo in due stabilimenti. In uno il costo è 41,80. Nell’altro è 47,10.

Non è una questione di efficienza. Uno ribalta gli indiretti sulle ore macchina, l’altro sui pezzi. Uno ha i cicli rivisti l’anno scorso, l’altro li ha fermi da tre. E i due gestionali non sono lo stesso gestionale, quindi nessuno dei due costi è ricostruibile con le stesse regole dell’altro.

Alla direzione serve un numero solo. Quello che arriva dipende da chi lo prepara.

Se quel codice lo facessimo tutto nell’altro stabilimento, guadagneremmo di più? E di quanto?

Beni di consumo durevoli · consiglio di dicembre

Il conto economico va meglio, il conto corrente va peggio

Il preconsuntivo chiude sopra l’anno scorso. Il direttore finanziario porta però anche la posizione bancaria, che è peggiorata di trecentomila euro.

Nessuno ha venduto meno e nessuno ha speso di più. Nell’ultimo trimestre le linee erano scariche e si è deciso di produrre per magazzino in vista della stagione: i costi fissi di quei mesi sono rimasti nel valore delle rimanenze invece di passare dal conto economico. Il risultato è migliorato per una scelta di programmazione, non per una vendita in più.

In consiglio si discute se il risultato sia buono. Nessuno dei due numeri, da solo, risponde alla domanda.

Quanto del risultato di quest’anno è margine, e quanto è magazzino?

Alimentare · chiusura di marzo

Il listino dice una cosa, l’estratto conto un’altra

Il cliente vale il dodici per cento del fatturato. Sul listino la referenza ha un margine industriale che va benissimo.

Poi ci sono i contributi promozionali, i premi di fine anno maturati ma non ancora liquidati, il costo dei volantini, le rese e i resi. Arrivano con tempi diversi da quelli della fattura, e quasi nessuno di questi importi è attribuito alla referenza che lo ha generato: stanno tutti in un unico centro di costo commerciale.

C’è anche la resa. La stessa referenza, con lo stesso ciclo, rende diversamente a seconda del lotto di materia prima. Se il costo standard si aggiorna ogni mese si perde il confronto con il budget; se non si aggiorna, il margine di prodotto racconta una cosa che non è successa.

Dopo tutto quello che gli riconosciamo, quel cliente quanto margine ci lascia davvero?

Beni di consumo · comitato commerciale, giovedì mattina

Il cliente più grande

La classifica dei clienti è per fatturato, come sempre. Il primo è anche quello che ordina più spesso, in quantità più piccole, con più urgenze e più chiamate all’assistenza.

Nessuna di queste cose entra nel numero proiettato. La logistica è un costo di periodo, l’assistenza sta nel post-vendita, il tempo dei commerciali non è allocato a nessuno. Il margine per cliente, nel senso stretto, non esiste: esiste il fatturato per cliente e un margine industriale medio.

Il direttore vendite propone di rinnovare le condizioni per assicurarsi il volume. La proposta viene approvata.

Il nostro primo cliente è anche il più redditizio, o stiamo difendendo un volume che ci costa?

Meccanica · comitato crediti e comitato commerciale, stessa settimana

Due riunioni, lo stesso cliente, due conclusioni opposte

Martedì, comitato crediti. Il cliente ha centottantamila euro di scaduto e paga mediamente a centottanta giorni. Si propone di bloccare le forniture fino al rientro.

Giovedì, comitato commerciale. Lo stesso cliente è secondo per marginalità percentuale sul venduto. Si propone di estendergli le condizioni riservate ai clienti strategici.

Nessuna delle due riunioni ha torto sui propri numeri. Semplicemente nessuno dei due numeri contiene l’altro: il costo di finanziare quel cliente per sei mesi sta negli oneri finanziari, sotto il risultato operativo, dove non è attribuito a nessuno.

Quel cliente, tenuto conto di quanto ci costa aspettare, vale più o meno degli altri?

Servizi e software · consuntivo di commessa, fine trimestre

Il progetto è andato bene, il trimestre no

La commessa è stata consegnata nei tempi e il cliente è contento. A consuntivo il margine è metà di quello preventivato.

Le giornate vendute erano quelle. Ma il preventivo era costruito sulla tariffa di listino e sui profili senior, mentre sul progetto ci sono andati anche due junior che hanno impiegato il doppio, più un paio di settimane di affiancamento che nessuno ha registrato su commessa. E c’è il canone di manutenzione dell’anno prima, che copre gli interventi ma viene riconosciuto a quota costante e non a consumo.

Nel report di trimestre si vede solo il totale.

Perdiamo margine sui prezzi che facciamo, o su come le persone finiscono sulle commesse?

Manifatturiero · revisione del piano, fine ottobre

Le azioni sono state fatte, il margine non è tornato

Ad aprile il piano di recupero contava dieci azioni, ciascuna quantificata: sconti, resa di linea, spedizioni urgenti, spesa discrezionale, termini di pagamento. In fondo alla tabella, la somma: novecentomila euro.

A ottobre otto azioni su dieci sono state completate. Nessuna è fallita. Il margine recuperato è poco più della metà.

Nella revisione si cerca quale azione non ha funzionato. La risposta è che hanno funzionato tutte: recuperare sconto ha tolto qualche volume, ridurre le scorte ha prodotto due rotture di stock, e ogni azione era stata calcolata sui numeri di aprile, che dopo la prima azione non erano più quelli.

Le nostre azioni valgono davvero la somma dei loro effetti?

Beni strumentali · riunione di gamma, primavera

La macchina si vende in perdita, e va bene così

Il direttore commerciale propone di scendere di sei punti sul listino della linea media per recuperare quota. Il controllo di gestione fa notare che a quel prezzo il margine industriale va sotto zero.

Nessuno dei due ha il numero che serve. Su quella linea l’azienda vende ricambi per anni, ha quattrocento macchine in garanzia estesa e un contratto di manutenzione su circa una macchina su tre. Il margine dell’assistenza è molto più alto di quello del prodotto, ma sta in un’altra parte del conto economico, con altri codici e un altro responsabile.

Nel report direzionale i due mondi vengono sommati e mediati. La media non descrive nessuno dei due: né il prodotto, che compra la relazione, né il service, che porta il risultato.

Quanto vale davvero una macchina venduta, se si conta anche quello che ci lascia nei cinque anni successivi?

Manifatturiero · budget di dicembre, direzione commerciale

Il fatturato è cresciuto dell’otto per cento. Il margine no.

La rete di distributori ha spinto. In tre paesi il volume è salito in doppia cifra e il direttore commerciale porta a budget la stessa crescita per l’anno prossimo.

Il margine però è fermo, e la ragione è distribuita in punti diversi del conto economico. Il prezzo netto al distributore è più basso di quello al cliente diretto, il che si vede. I premi di fine anno maturano al raggiungimento delle soglie e vengono contabilizzati a dicembre, il che non si vede fino a dicembre. E dietro il distributore non si sa a chi la merce sia stata rivenduta, a che prezzo e con quale mix: il sell-out non arriva.

Nel report di novembre la crescita del canale indiretto appariva come una buona notizia. Il conto arriva con la chiusura.

La crescita di quest’anno l’abbiamo fatta sui clienti giusti, o solo dove era più facile venderla?

Manifatturiero · consiglio di approvazione del bilancio, aprile

Il risultato è migliorato di quattrocentomila euro

Il direttore generale presenta un esercizio chiuso meglio del precedente. Il consiglio prende atto e approva il budget dell’anno nuovo sulla stessa traiettoria.

Nel corso dell’anno erano state cancellate due fiere di settore, sospeso il piano di formazione tecnica e rinviata la manutenzione programmata di due linee. Nessuna di queste decisioni era stata presa per fare risultato: erano state prese una alla volta, in mesi diversi, ciascuna per una ragione sua. Sommate valgono trecentomila euro.

Nel conto economico stanno in tre voci di costo diverse, mescolate a spese che si ripeteranno anche l’anno prossimo. Nessuno le ha mai lette insieme, e il risultato non distingue fra un euro risparmiato e un euro rimandato.

Di quanto è migliorato davvero il risultato, e quanto di quel miglioramento dovremo restituire?

Moda · fine luglio, chiusura della stagione primavera-estate

Il sell-through dice 62, e nessuno sa di che cosa

La riunione di fine stagione si apre sul dato aggregato: venduto sul ricevuto, sessantadue per cento, in linea con l’anno scorso. La campagna dell’autunno-inverno è chiusa da mesi e la primavera-estate successiva è già in sviluppo, quindi quel numero non serve a correggere niente di quello che è appena successo: serve a decidere quanto comprare della stagione che verrà.

Il denominatore è quanto è arrivato in negozio, ma non è arrivato tutto nello stesso momento. Una parte della collezione è entrata a fine marzo, un’altra a metà maggio dopo un ritardo di consegna. Una referenza esposta otto settimane e una esposta tre finiscono nella stessa media, e la seconda risulta aver venduto peggio.

Poi ci sono i negozi diretti. Quello che non si vende non resta lì: rientra a magazzino a fine stagione e riparte l’anno successivo verso l’outlet, dove si vende con uno sconto medio del quarantacinque per cento. Il ricavo pieno è stato registrato quando il capo è uscito dal magazzino centrale, la perdita di valore arriva dodici mesi dopo, in un centro di costo che non ha né la stagione né la referenza da cui è nata.

Alla fine della riunione il riassortimento della prossima stagione viene deciso su quel sessantadue per cento.

Quella stagione ha fatto il margine che risulta, o una parte è ferma in magazzino in attesa di essere svenduta l’anno prossimo?

Quando la marginalità viene misurata davvero, una quota rilevante di clienti e referenze risulta a margine negativo.

Quasi sempre non sono quelli che ci si aspetta.

Il check-up di marginalità

Quadrati per mestiere

Ci siamo occupati entrambi di dati e di controllo di gestione: Francesco dal lato della consulenza, Matteo prevalentemente dall’interno delle aziende, come controller e come analista IT a supporto del controllo di gestione. È il motivo per cui il modello e la sua costruzione non si separano — e per cui non serve un traduttore in mezzo.

Francesco Gessoni

Dal lato della consulenza

Vent’anni di consulenza su business intelligence e piattaforme dati, specializzato nelle applicazioni per il controllo di gestione: decine di progetti nel manifatturiero, alimentare, meccanico, moda e nelle società di servizi.

Lavora anche sul reporting di sostenibilità, dove gli stessi dati industriali vanno riletti con perimetri, unità di misura e criteri di attribuzione diversi da quelli del bilancio.

Matteo Meca

Dal lato dell’azienda

Financial controller e bilancio consolidato, poi consulenza EPM su gruppi industriali di grandi dimensioni, quindi responsabile del controllo di gestione e della data platform in aziende manifatturiere internazionali.

Conosce il problema dal lato di chi lo deve risolvere in azienda, e il metodo di analisi della marginalità su cui lavoriamo è il suo.

Ci siamo conosciuti sullo stesso problema, visto da due posizioni: uno chiamato da fuori a farlo funzionare, l’altro dentro l’azienda a doverne rispondere ogni mese. In quei progetti la parte che mancava era sempre la stessa, e non era né tecnica né contabile: era il modello. Abbiamo iniziato a lavorare insieme per smettere di consegnarci a vicenda un problema a metà.

Da completare
  • fotografie dei due profili, dello stesso tipo per entrambi
  • profili LinkedIn allineati a questo posizionamento prima della pubblicazione
  • verificare che il racconto dell’inizio corrisponda ai fatti: come vi siete conosciuti davvero, e su quale progetto
  • oggi lavoriamo come liberi professionisti in collaborazione: aggiornare footer, contatti e questa pagina quando sarà costituita la società

Vent’anni in aziende che producono

Progetti di controllo di gestione e piattaforme dati nella meccanica, nell’alimentare, nella moda e nei beni di consumo — e nelle società di servizi, dove il margine si misura sulle commesse invece che sulle distinte.

20+
anni di progetti di controllo di gestione
1.300+
utenti abilitati su piattaforme di analytics
1.000+
report portati su un unico strumento
−80%
lead time del reporting direzionale

Risultati maturati nell’esperienza professionale dei due soci, prima di questa collaborazione.

Parliamone

Il primo passo è una conversazione. Il secondo, se serve, è un check-up.

Il check-up del modello di marginalità

Guardiamo come calcolate il margine oggi, quali dati avete e dove il modello si rompe. Ne esce un documento con quello che manca e in che ordine affrontarlo.

Giornata 1

Interviste a controllo di gestione, IT e direzione. Le domande aperte e le fonti dati disponibili.

Giornata 2

Analisi del modello attuale: perimetro, driver, punti di rottura, distanza dal bilancio. Verifica della qualità dei dati che avete: distinte, anagrafiche, costi standard, scadenzario. È spesso l’esito che sposta le priorità.

Giornata 3

Restituzione: modello obiettivo, priorità, stima di effort e tempi per arrivarci.

È a pagamento. Un lavoro serio ha un prezzo, e serve a capire se ha senso lavorare insieme prima di impegnarsi su un progetto.

Scriveteci

Due righe sull’azienda e sulla domanda a cui oggi non riuscite a rispondere. Rispondiamo entro un giorno lavorativo.

info@kuadrato.biz · [LinkedIn]

Gli incontri li facciamo di persona, ovunque abbiate sede.

La prima domanda è sempre la stessa

Quali clienti e quali prodotti vi stanno erodendo il margine senza che ve ne accorgiate?

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